La torta di mele

Un intenso profumo di torta (alle mele, potrei scommetterci) invade la tromba delle scale del palazzo, si espande velocemente e si infila nelle fessure delle porte fino ad arrivare sotto il mio naso, mentre le dita frettolose sulla tastiera del pc cercano di mettere un punto a questa lunghissima giornata di lavoro.

In un nanosecondo mi ritrovo in uno di quei pomeriggi, a casa, dopo la scuola: io stavo seduta in ginocchio sulla sedia, con i gomiti appoggiati sul tavolo della cucina, e ti osservavo, mentre separavi i tuorli dagli albumi, e mi spiegavi che questi andavano montati a neve, fino a quando la forchetta, immersa in quella spuma bianca e soffice, non sarebbe rimasta “dritta e ferma”. I tuorli, invece, li mescolavi piano, con lo zucchero.
Allora, puntualmente, con le dita raccoglievo gli avanzi di quella crema giallastra che sapeva di buono già per il fatto che l’avessi preparata tu.

Ti guardavo adorante, con il tuo grembiule e quei tuoi modi, così garbati, di chi sapeva sempre come fare.

Darei qualsiasi cosa per poterti vedere ancora una volta mescolare quei tuorli e quello zucchero.
Ovunque tu sia, mi piace immaginarti ancora con quel grembiule, a preparare le torte e a guardarmi di tanto in tanto, in quel modo, come solo una mamma sa guardare.

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