Il reiki

reikichokurei

C’è stato un tempo in cui soffriva di emicrania. Una roba terribile. Ovunque si trovasse, le si annebbiava tutt’a un tratto la vista e poi era come se mille spade le si conficcassero nella testa. Le scoppiava il cervello e le sembrava di impazzire.

Dopo anni, e cure, tac, risonanze e consulti di ogni tipo, improvvisamente, nella stessa maniera inspiegabile con cui era arrivato, il mostro se ne era andato, via, lontano.

E vissero tutti felici e contenti.

Colcaz!
Lei credeva che fosse così.

Peccato che, dopo un lungo silenzio, il mostro avesse deciso di tornare a farle visita. Proprio quella sera. Quella sera lì.

Ammattzzo il tempo provando con l’automeditazione e canto un pò…
Senti, quel pettzzzo llì dei sssintetitzzatori, lo puoi fare partire leggermente prima o leggermente dopo? Non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bbevo un caffè… e poi parti. Ok?”.

Prove in corso.
Lei se ne stava in disparte osservando curiosa quel fermento insolito di note e parole e quell’andirivieni di tecnici e musicisti.
Il brulicare del back stage prima dei concerti la divertiva sempre molto.

E poi, a un certo punto, in mezzo a quel caos, il mostro tornò. Senza preavviso, con le modalità di sempre: temolio di gambe, abbandono di forze, panico.

(“No… non è possibile, non può essere! proprio adesso? e ora? che faccio?”).

“Cosssa c’è cara, ssstai male?”
“Ehhh… più o meno… ho un attacco di emicrania”
“Ah, casspita. Assspetta un po’. Senti, io pratico il reiki, ssse vuoi possiamo provare”

(Lei ne aveva già sentito parlare, del reiki)

“Ok… Proviamo. Tanto, peggio di così non mi farà stare di sicuro…”.

E così rimasero da soli in quella stanza – che appena qualche minuto prima sembrava di stare in Piazza Jemaa El Fna – nella penombra, per una ventina di minuti. Il silenzio era rotto solo dalla voce di lui che accompagnava i gesti delle mani – mani grandi e sicure – che, unite, aleggiavano sulla sua testa dolorante, senza toccarla. Lui le parlava di chacra e di flussi di energia vitale universale. Che aveva fatto un corso e stava per passare al livello successivo. Lei teneva gli occhi chiusi e dopo un poco le sembrava che quelle mani fossero davvero un catalizzatore di energia buona, che piano piano si espandeva e si diffondeva nel suo corpo.

Qualcuno bussò alla porta: “Hey Max! Cinque minuti! Dobbiamo andare!”.

Lei aprì gli occhi: stava meglio. Il dolore si era affievolito e sentiva che la stava pian piano abbandonando.

“Come va cara? meglio?”
“Decisamente!”
“Bene. Ricordati che noi sssiamo dei grandi contenitori di energia. E quesssta energia bisogna metterla in moto e liberarla nell’universsso”
“Me ne ricorderò. Grazie Max!”.

L’emicrania le era passata sul serio.
E quella sera l’universo si era rimpito di tutta quell’energia di cui lui le aveva parlato, mentre quelli che gli stavano intorno si lasciavano rapire dalla sua musica.

Salvarti sull’orlo del precipizio, quello che la musica (e il reiki, n.d.a.) può fare”.

Annunci

4 Replies to “Il reiki”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...