Che ne sai tu di un campo di grano?

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“Vuoi del vino?”
“Sì, grazie”
“Bianco o rosso?”
“Rosso”.

 

(Mi eclisso)

Credo che la mia iniziazione all’enologia risalga all’epoca della mia infanzia. Quando, una volta, dopo essermi intrufolata come una ladra in quel garage, non lontano dalla via in cui abitavamo, di nascosto da mio nonno intinsi le mani in quell’intruglio rosso porpora, e mi leccai le dita, una ad una: mosto di uva fragola, un’esplosione di piacere per le mie papille gustative di bambina.

Il fatto è che… già da piccola io ero… come dire… attratta dalle cose buone.

Colpa di mia madre e di mia nonna, che avevano praticato su di me, quando ero ancora in fasce, la tecnica del ciuccio “rinforzato”: chili e chili di miele millefiori delle api del contadino di vattelapesca.
Ca chissu è naturale. Fa bbene. Ca cullu miele alla guagliuna le passanu tutti i malanni!”.

E via di miele!

Poi fu la volta del tuorlo d’uovo sbattuto con lo zucchero, a merenda. Uovo proveniente rigorosamente dal pollaio di mia nonna (altro che bio e bio).
Ca chissu è naturale. Ca l’ùavu tena tutte e vitamine e alla guagliuna le passanu tutti i malanni!”.
Spesso la corrompevo e all’insaputa di mia madre ci facevo aggiungere il VOV (mitico VOV, esiste ancora?!).

E via di VOV!

Il pezzo forte erano le crocette di fichi secchi con dentro le mandorle o le noci. Quando li mangiavi ti si cariavano dieci denti in un colpo solo. Erano una prelibatezza, il top delle “cannarutìe” (leggi “leccornie”).
Ca chissi su naturali…” ecc. ecc. (idem c.s.).

E via di fichi!

In effetti, tra miele, tuorli d’uovo e fichi secchi, crebbi abbastanza “sanizza” (a parte i denti che, per fortuna, erano da latte).

Avevo una bella stazza. Diciamo che ero… in carne.
Sembravo una piccola Monnalisa. Però, al posto di quella carnagione un pò anemica (non me ne voglia il buon Leonardo), avevo le guance rosse, tendenti al fucsia.

Perché correvo, sempre, a destra e a manca. E meno male. Altrimenti sarei diventata un barilotto.
Andavo a caccia di lucertole, di scarafaggi, di lumache. Con lo slancio avventuroso di un piccolo argonauta. E con lo stesso slancio… cadevo, sempre. Sul cemento, sull’erba, sullo sterrato. Anche il mercurio cromo si era dovuto arrendere a quelle sbucciature. Non mi fermavo mai.

Mi piaceva andare a raccogliere le fragole selvatiche e le more, ne ero ghiotta. More di gelso e more di rovo. E mi graffiavo sempre le mani, ma tornavo a casa con un bel bottino.
Passavo attraverso fili spinati, recinti, cancelli. E i miei anticorpi erano forti, nonostante avessi fatto giusto giusto il vaccino contro il tetano e qualche altra malattia mortale (viva il miele!).

Quando finiva la scuola, a giugno, andavo ogni giorno in campagna. Ci andavo a piedi, la mattina presto, con mia nonna, che una mano la dava a me e l’altra la usava per tenere ferma  la cesta di vimini, che si era posizionata ad arte sulla testa, dopo averla riempita di non so che cosa (proprio come le donne d’Africa che anni dopo avrei visto in televisione, nei documentari).
E così per due chilometri.
Scorrazzavo per i campi, respiravo a pieni polmoni quell’aria buona e assorbivo tutta la luce possibile. Mi arrampicavo sul ciliegio e mi facevo certe scorpacciate di “bombini” (si chiamavano così, le ciliegie grosse, scure e croccanti).
A mezzogiorno in punto, raggiungevo mio nonno, e mi sedevo accanto a lui all’ombra del pesco, ansiosa di affondare la forchetta nella terrina di patate “scamacciate” condite con olio e origano e addentare la mia fetta di pane fatto in casa. Quanto al vino, ormai non dovevo neppure più insistere perchè me lo facesse assaggiare…
U vinu è salute, figliaré“, mi diceva.

Forse è anche per questo che il vino lo bevo sempre con piacere.
Perché mi riporta a quei sapori semplici, veri e autentici.

 

(Riemergo)

 

“Che ne sai tu di un campo di grano?”
“Cosa?!”
“No no, niente, canticchiavo a voce alta…
Salute!”

 

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One Reply to “Che ne sai tu di un campo di grano?”

  1. Ti vedo, anche se ero piccola (o non ancora nata), ti vedo… sull’albero, a terra, con la bocca rossa di ciliegia, le mani nere, le ginocchia non ne parliamo, i fili d’erba nei capelli…e…sempre con la bocca piena! 😂 Salute! ❤

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