Viva la Vida

Autoritratto-dedicato-al-dottor-Eloesser

Aqui naciò Frida Kahlo el dìa 7 de julio de 1910“.

C’è scritto così, sulla parete sopra l’armadio dalla porta a vetri della camera da letto, dove ancora oggi è custodito il costume da Tehuana che Frida amava indossare.

C’è scritto “7 luglio 1910”, anche se, in realtà, come sarebbe emerso in seguito alla sua morte dai certificati ufficiali, Frida Kahlo (all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón) nacque il 6 luglio 1907.

La sua storia si apre e si chiude nello stesso luogo, nella Casa Azul di Coyoacàn, un vecchio quartiere residenziale alla periferia sud occidentale di Città del Messico, all’angolo tra Calle Allende e Calle Londres.

Sulla vita straordinaria di Frida è stato scritto e detto molto.

Io vorrei soffermarmi brevemente su un tema: quello dei colori.

I colori servivano a Frida per veicolare nel modo più diretto possibile le sue emozioni, imprimendole sulla tela, specie negli autoritratti, dove la forza comunicativa dell’artista emerge(va) in maniera dirompente e irrefrenabile.

I suoi quadri erano, sono, vivi.

Verso la fine degli anni quaranta, nel suo diario, Frida spiegherà il significato da lei attribuito ai colori:

VERDE – luce calda e buona.

SOLFEFINO – azteco “tlapali”, vecchio sangue di Nopal, il più vivo e antico.

MARRONE – color di “mole”, di foglia che va, terra.

GIALLO – pazzia infermità paura. Parte del sole e dell’allegria.

BLU COBALTO – elettricità e purezza. Amore.

NERO – niente è nero, proprio niente.

VERDE FOGLIA – foglie, tristezza, scienza, la Germania intera è di questo colore.

GIALLO VERDASTRO – più pazzia e mistero. Tutti i fantasmi indossano vestiti di questo colore, o quantomeno biancheria intima.

VERDE SCURO – colore di annunci funesti e di buoni affari.

AZZURRO – distanza. Anche la tenerezza può essere di questo azzurro.

MAGENTA – Sangue? Boh, chi lo sa???

Nell’Autoritratto dedicato al dottor Eloesser, per esempio, Frida crea un coacervo di colori chiassosi: l’ocra verdastro, il rosa, il giallo, il rosso brillante delle labbra.

L’impatto visivo/emotivo è fortissimo. Le sue ferite sanguinano, ma il suo sguardo è altero. E lei è sempre così maledettamente bella.

La verità è che, come la metti metti, nei suoi dipinti, come nella realtà, Frida riesce ad affrontare i saccheggi del tempo e del dolore senza la cosmesi consolatoria dell’illusione. Sfida la sofferenza, a colpi di pennello. E vince, ogni volta.
Perché ha la passione e lo slancio di chi, seppur camminando a braccetto con la morte, non rinuncia a celebrare la vita.

¡Viva la Vida!

[tratto da Frida – Una biografia di Frida Kahlo, Hayden Herrera]

 

 

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