Ci vuole talento per essere un salmone

salmone

Non esiste una spiegazione a tutto.

E lei, questo, lo ha capito. Tardi, ma ci è arrivata.

La vita stessa le sembra che il più delle volte non ce l’abbia, un senso. Perché l’ha messa di fronte a certe assurdità davvero poco intellegibili, che appartengono di sicuro ad un altro mondo, che di umano ha ben poco.

Ma ciò che in assoluto pare avere logiche che sfuggono alla sua compensione è indubbiamente lui: l’Amore.

E infatti ha deciso di rinunciarci (a comprenderne il senso), avendo finalmente realizzato che dell’Amore, in fondo, a dispetto delle sue convinzioni, all’apparenza così solide e granitiche, non ci ha mai capito niente.

Ha sempre pensato all’Amore come ad una sorta di sublimazione delle complicazioni. E questa convinzione le ha spesso provocato dell’ansia da prestazione, soprattutto per via della sua innata – e così fastidiosa – costante tensione alla perfezione.

Eppure, a conti fatti, l’Amore è una cosa semplice. Sono gli altri – lei compresa – a renderlo complicato.
E, soprattutto, l’Amore non è perfetto. Perfettibile, semmai. Ma mai perfetto.

Anche il loro, in fondo, era un amore semplice, seppur complicato nella pratica.
Non lo aveva di certo deciso lei, evidentemente, di innamorarsi proprio di lui. Se avesse potuto, ne avrebbe fatto a meno.
Tanto più considerata la difficoltà di dovere tenere la faccenda al riparo dallo sguardo severo e incorruttibile delle coscienze degli altri, che non mancavano di esprimere giudizi non richiesti e di stigmatizzare il fatto che fosse una storia che “non s’ha dda fa’”.

Ma a lei di questo non importava nulla. Perché dava retta solo alla sua, di coscienza. Senza badare ai se e ai ma. Pensando solo ai qui ed ora.

Fino a quando quel bisogno indecifrabile, quell’impulso incontrollabile per cui si ritrova a dovere mollare l’osso e scendere a patti con se stessa, non è venuto fuori.
E così, come sempre accade quando qualcosa si rompe, ha dovuto rimboccarsi le maniche e raccogliere i cocci e insieme ai cocci si è dovuta riprendere tutto quell’amore disperso, e tenerlo di nuovo per sé, e custodirlo sottochiave per poi, chissà, donarlo a qualchedun altro.
E, nel frattempo, continuare a percorrere un altro pezzetto di strada, da sola, senza guardarsi indietro.

Solo che per arrivarci, a questa specie di catarsi, tra lotte intestine e ancestrali dicotomie, le è toccato fare un po’ come fanno i salmoni, che risalgono i fiumi sfidando la corrente “in direzione ostinata e contraria”.

Anche stavolta, per il commiato finale, ha dovuto nuotare controcorrente, attraversando la fiumana di gente che si allontanava dal palcoscenico percorrendo la piazza nel senso di marcia opposto rispetto al suo.

Poi, siccome l’occhio che vede fa vacillare le certezze, ha dovuto radunare tutta la sua forza interiore e concentrarla in un distillato di durezza, che gli ha offerto da bere, cercando di non farsi tradire dagli occhi, liquidi, come liquide erano le emozioni che ci sguazzavano dentro.

Ha quindi risposto che Sì, era un addio e che No, non lo avrebbe dimenticato. E che Sì, era la cosa giusta da fare e che No, il plettro viola non lo avrebbe perso.

Infine, si è lasciata avvolgere nell’ultimo abbraccio, eclissandosi per un lunghissimo istante dal tumulto che la circondava.

Sai, per innamorarsi della persona giusta ci vuole fortuna.

Per innamorarsi delle persone sbagliate, invece, ci vuole talento.

Già.
Il talento dei salmoni.

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