Il Baron de L

Il “Baron de L” (“L” sta per “Ladoucette”) è un vino bianco color oro, dai riflessi verdolini. Vitigno sauvignon 100%, cantina Pouilly-Fumè AOC, una delle più famose di Borgogna. Lo so perché si dà il caso che una bottiglia di Baron de L, annata 2010, si trovasse proprio su uno dei ripiani del mio frigorifero color acciaio brillante durante le festività appena trascorse.
Gradito omaggio di un cliente di un paio di anni or sono.

Sta di fatto che per evitare che il Baron de L si tramutasse nel più pregiato aceto della cantina Fumè di sticazzi, nell’attesa che arrivasse l’occasione giusta per stapparlo (doveva trattarsi di un’occasione speciale, assai speciale), ho deciso (incautamente) di metterlo al fresco.

E si sa che durante le feste natalizie, sui ripiani di ogni frigorifero color acciaio brillante che si rispetti, si trovano parcheggiati diversi esemplari di prosecco/brut/spumante, reduci di qualche interminabile cenone o di uno di quei lauti pranzi con i parenti.
Il malcapitato se ne stava zitto zitto, quatto quatto, sul suo ripiano, ignaro del fatto che non avrebbe visto l’alba del 2018… e non per essere stappato e degustato per l’occasione speciale specialissima che più speciale non si può… ma per essere stato scambiato (mischineddu) per uno dei suoi lontani cugini con le bollicine.

Alla vista di quell’etichetta, durante una pausa pranzo post natalizia e pre san silvestrina, davanti a un piatto di orecchiette con le cime di rapa, per poco non mi va il boccone di traverso:
“E questo?!??!!!”
“Era in frigo, l’ho stappato ieri. Lo avrà portato qualcuno. Tra l’altro non è manco un granché, meglio il prosecco”.

E via, golata di Baron de L.

O.o

E quindi è andata che dopo un paio di silenziose (neanche più di tanto) imprecazioni, non ho potuto fare altro che mandare giù anch’io un paio di sorsate di Baron de L, se non altro per spegnere la mia faccia che nel frattempo si era fatta paonazza, un po’ per il qui pro quo, un po’ a causa del peperoncino nascosto tra le cime di rapa.

E comunque, anche se lì per lì non l’ho ammesso, devo riconoscere che Frank aveva ragione: non era mica un granché, sto Baron de L.

Meglio il prosecco.

 

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