La pioggia inCessante

Ci sono volte in cui ti capita di sentirti alla grande.
Altre in cui ti capita di sentirti un po’ giù di tono.
Altre ancora in cui ti capita di sentirti… sì insomma… come dire… UN CESSO.
Ti percepisci così, una portatrice sana di cessaggine, anche se, molto probabilmente (anzi, di sicuro), sei esattamente uguale al giorno prima.
E non ce n’è. 

E quando ti senti un cesso, quali sono le strade percorribili per non soccombere di fronte alla disgregazione totale dell’Io, del Se e compagnia cantante?

Dunque… se si escludono la passeggiata rigenerante sotto un cielo azzurro (visto che è gennaio e piove ininterrottamente da due giorni), lo shopping compulsivo (che se ti senti un cesso tanto ti faresti cagare comunque con qualsiasi cosa addosso) e l’ingozzamento/strafogamento di Nutella – che non avendo più 15 anni rischi ancora di far salire il livello di colesterolo alle stelle che poi il tuo medico della mutua se gli chiedi di prescriverti gli esami del sangue ti rompe pure le palle – beh… non ti rimane che giocarti la carta evergreen:

il p-a-r-r-u-c-c-h-i-e-r-e.

E certo, perché lo sanno tutti (?) che una testa coiffata è in grado di azzerare i sintomi della cessaggine più acuta in men che non si dica.

Sì…
Peccato che per arrivarci, alla testa coiffata, ti tocchi attraversare pur sempre il girone infernale “nido di rondine/lampadario”.

E già, perché è facile sentirsi fighe con la chioma appena sistemata.
Meno facile è sentirsi non dico fighe ma quantomeno più belline di un cactus, quando la pettinatrice di turno finisce di spennellarti compulsivamente con quell’henné puzzolente, e ti lascia con tutti i capelli appiccicati, incollati sulla testa, e le ciocche che spuntano da quella specie di casco marroncino a mo’ di gambo di ananas, con la fronte e i lobi delle orecchie leopardati; il tutto accompagnato da una sensazione di prurito che manco le ortiche.
(Per non parlare delle strisce di carta stagnola con cui osservi abbellire le teste di qualche malcapitata bionda, che i lampadari di Palazzo Reale a confronto sono un indiscutibile esempio di sobrietà).

Ed è proprio in quel momento, quando vieni abbandonata lì, per una buona mezz’ora, su quella sedia, in quella posizione, e sei costretta ad imbatterti in quell’immagine così grottesca di te, riflessa in quello specchio, con quella luce… che ti chiedi: “ma quindi è vero? io sono quella lì?”.

E finisce che ti senti peggio di prima, e ti pervade un senso di sfiga talmente cosmica che faresti pena persino a Leopardi.

E alla chioma coiffata ci arrivi, per carità. Ma quella diapositiva ti rimane scolpita nella mente per il resto della giornata.
E quindi realizzi che non hai risolto una mazza. E che hai pure pagato, per tutto questo.

Quindi pensi che la prossima volta… colca’ che ci torni:

passeggiata sotto la pioggia tuttalavita.

 

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