Quella cosa lì

Dicono che si smetta di essere bambini quando si scopre che Babbo Natale non esiste.

Io credo che si smetta di essere bambini quando si scopre che della vita fa parte anche la morte (d’ora in avanti, anche solo “Quella cosa lì”).

Me lo ricordo ancora oggi il senso di angoscia e di panico che mi ha assalito nel momento in cui è si è fatta strada dentro di me la consapevolezza, diventata poi certezza ganitica e ineluttabile, che anche io, un giorno, avrei avuto a che fare con Quella cosa lì. E che tutti quelli a cui volevo bene ci avrebbero avuto a che fare. Mi faceva paura persino parlarne, anche solo pensare a Quella cosa lì, brutta piovra dai tentacoli lunghi e spietati.

Naturalmente, il pensiero che più di tutti turbava il mio cuore di bambina, gettandolo nello sgomento più cupo e nero, era che anche per la mia mamma, un giorno – seppur lontanissimo nel mio immaginario  dell’infanzia – sarebbe arrivata Quella cosa lì. Mi capitava così, all’improvviso, senza un motivo, mentre facevo i compiti oppure mentre guardavo i cartoni animati. E mi ricordo che mi veniva da piangere, di un pianto inspiegabile eppure così urgente. Poi, con la stessa intensità con cui riuscivo a rendere tangibile quel pensiero, ricacciavo dentro il mostro dai denti aguzzi e mi giravo di scatto verso di lei, luce che squarciava le tenebre. Allora aspettavo che il suo sguardo, intento a seguire lo zigzagare dell’ago che si infilava tra le maglie sfilacciate di un calzino, o il movimento morbido del cucchiaio con cui rimestava la marmellata di amarene, incrociasse il mio. E in quell’istante tutto tornava a posto, tutto riacquistava un senso. Le sorridevo con gli occhioni lucidi, cercando di mascherare il subbuglio interiore che mi aveva appena attraversato, accennando un leggero scuotimento del capo come a dire che no, non poteva essere, che tanto Quella cosa lì era lontana, lontana anni luce.

Non lo sapevo ancora che, da grande, avrei dovuto farci a pugni, con Quella cosa lì, e prenderla a schiaffi, e respingerla con ogni cellula del mio corpo.

Non lo sapevo ancora che avrei vissuto persino il momento in cui Quella cosa lì sarebbe arrivata, quel giorno di novembre, per prendersi proprio lei, troppo presto, troppo in fretta, e che quell’immagine, così grottesca e surreale, mi sarebbe rimasta impressa nella mente come uno stampo di ceralacca, a suggellare il passaggio di un’anima bella da questo, misero e mortale, ad altri, infiniti mondi.

Non sapevo neppure che a un certo punto anche la bambina che abita dentro di me avrebbe capito che Quella cosa lì si porta via un po’ chi le pare e piace, anche le mamme. Non sapevo che ci avrei impiegato tanto tempo, tutto quello trascorso da quel piovoso mercoledì di novembre per accettarlo e nemmeno che avrei trovato la forza e il coraggio di raccontarlo.

(Ciao mamma, ti voglio bene).

 

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